I fratelli Cohen colpiscono nel segno mettendo in scena una
storia noir, in bianco e nero (direttore della fotografia un grande Deakens),
ambientata a Santa Rosa, una cittadina di provincia nel nord della California. E’
il 1949. Un uomo abitudinario, silenzioso, osservatore attento della realtà che
lo circonda, meticoloso nello svolgimento della sua professione di barbiere, Ed
Crane, vive la sua vita come rassegnato ad un destino piuttosto tranquillo e
noioso, sposato dopo poche settimane di conoscenza con una donna bella vitale e
piena di sensualità, ma sofferente nel profondo dell’essere perché beve e
anche molto.
Tutti i personaggi sono perfetti nelle loro fisionomie di
piccoli provinciali con i loro difetti e le loro illusioni, il proprietario
dello spaccio cittadino, Big Dave, che ha una moglie ossessionata e piena di
fobie, e che nella sua vitalità ha una relazione extraconiugale proprio con la
moglie del barbiere Ed Crane, e che lavora anch’essa presso lo spaccio. Il
cognato di Ed Crane, un ometto grasso e chiacchierone che nel suo modo spesso
infantile di affrontare la vita, ancora scapolo, risulta alla fine del film
essere l’unico essere umano eticamente sano che si presta senza tentennamenti
a ipotecare il negozio pur di pagare il miglior avvocato per difendere la
sorella, moglie di Ed Crane il barbiere, finita in carcere e che rischia la
sedia elettrica per un crimine che non ha commesso.
Ed Crane sin dall’inizio del film si mostra come un uomo
attento, spettatore altamente ironico delle cose e delle persone, un po’
noioso, assolutamente poco comunicativo, dimesso nelle sue aspettative, sempre
le stesse azioni tutto il giorno nella sua bottega e a casa con la moglie. All’improvviso
quest’uomo placido ci appare moralmente cinico e spregiudicato. Per vendicarsi
del tradimento della moglie con Big Dave con cui condividono spesso serate
tranquille a casa dello stesso Crane, intesse un piano di ricatto ai danni di
Big Dave di 10.000 dollari per coltivare un illusione: un uomo col parrucchino
che un giorno è entrato nella sua bottega per farsi tagliare i capelli sotto la
parrucca lo ha messo al corrente di un progetto commerciale straordinario,
quello di aprire, trovando un finanziatore generoso, una catena di lavanderie a
secco. Da qui Ed Crane mette a nudo l’altro volto di sé: la vita che potrebbe
cambiare completamente, la vendetta nei confronti di Big Dave, a causa della
sofferenza che gli provoca il tradimento della moglie che lo fa star male “un
po”, come dice lui a se stesso, senza riuscire a essere sincero fino in fondo
e a guardare in faccia il proprio dolore.
Così un piano incredibilmente dettagliato e perfetto che
però incastra proprio la donna che ama e a cui non sa dichiarare il suo amore.
Ed Crane in una colluttazione uccide l’amante della moglie ma di questo
omicidio verrà accusata proprio lei.
Nel film non si salva nessuno dalla condanna morale: neppure
la ragazzina pianista che, assolutamente paradossalmente, all’improvviso,
mostra un volto esageratamente spregiudicato e imprevisto. La moglie si suicida
in carcere ed Ed Crane morirà sulla sedia elettrica per un altro crimine da lui
non commesso. E’ il paradosso del destino di Crane. L’attore Thorton è
perfetto nell’esprimere il distacco di un uomo che fatica ad essere
protagonista della propria vita. E’ un uomo che guarda se stesso morire e
sembra non essere lì in quel momento.