Federazione Italiana Lavoratori Organi Costituzionali
 

 "il periodico di informazione & cultura sindacale"

NUMERI PRECEDENTI

 

su questo numero

Anno
V
Gen/Feb
 2002
Num.
 16
Svolto il VII° Congresso della Federazione UIL Organi Costituzionali
Le Tesi Congressuali del VII Congresso Nazionale della UIL
Riforma della Pubblica amministrazione. L’esperienza americana
Flash dagli Organi costituzionali
CULTURA - Cinema: "L'uomo che non c'era"

“Organi Costituzionali”

PERIODICO DI INFORMAZIONE & CULTURA SINDACALE

     

Riforma della pubblica amministrazione.

Il manuale Malek.

Un’esperienza interessante sullo “spoil system” in America.

di Alessandro Diotallevi

  

Negli Stati Uniti d'America la riforma della pubblica amministrazione è da sempre in cima all'elenco delle priorità politiche. Nel gioco perpetuo della conquista della supremazia tra Presidente e Congresso si fa largo, molto oltre la compiutezza delle analisi organizzative, la consapevolezza di una fatale impercorribilità politica di ipotesi di superamento del sistema Jacksoniano dello spoils-system e di quello meritocratico rivolto a temperare la deriva burocratico-autoritaria del primo.

Cosicché si ha l'impressione che la convocazione da parte di funzionari di nomina politica (o dagli stessi politici) dei funzionari di carriera per comunicare loro - in assenza di testimoni -di non essere più necessari all’amministrazione, di cui consiste il "manuale Malek” in uso sotto la Presidenza Nixon, appaia ancora una tecnica di semplificazione della complessità di funzionamento delle strutture di governo di una democrazia.

Anche in Gran Bretagna, ben oltre le norme ed i principi non scritti che regolano il civil-service, la dialettica tra ì valori della neutralità politica della burocrazia ed i timori “verso quello che viene definito l'il punto di vista del dipartimento" (una sorta di corporativismo politico, ancorché non partitico, dei funzionari), agita la questione dell'allestimento dell'infrastruttura dell'amministrazione pubblica.

In Italia, il consolidarsi dello schema bipolare e l'avvicendarsi dì più marcate maggioranze politiche, dopo la lunga continuità della stagione repubblicana fino agli inizi degli anni 90, ha reso attuale il descritto problema del passaggio delle responsabilità burocratiche di vertice.

Con qualche delusione le discussioni si sono presto appuntate piuttosto sui nomi di questo o quel dirigente, non sui modelli e sul funzionamento, nonché sul rendimento delle strutture e dei loro responsabili.

Non è emerso, per esempio, nel quadro programmatico della maggioranza, alcun accenno - e neppure alcuna percepibile attenzione - al tema dell'organizzazione parlamentare (cioè degli apparati di supporto delle funzioni del Parlamento) neppure in quegli ambiti, in particolare la crisi della legge per quantità e per qualità, nei quali il presupposto di ogni intenzione di intervento non può non essere l'approfondita analisi delle "procedure" parlamentari formali e sostanziali.

Poiché non si può credere che all'epoca della centralità del Parlamento possa succedere quella della sua eclisse, considerata anche la crescente domanda di una "democrazia paziente" che corregga le turbolenze esogene dei sistemi politico-sociali contemporanei, pare necessario ed utile provare a disegnare un riassetto del supporto agli organi della legislazione e del controllo parlamentare.

L'evoluzione più recente dell'impiego di autorevoli funzionari parlamentari in prestigiose posizioni governative, ben al di là delle aperture regolamentari della passata legislatura in materia di distacchi e di impiego di risorse esterne da parte della Camera, giustifica la sensazione che il crisma della loro neutralità politica sia di fatto venuto meno.

Ed è anche comprensibile che si affaccino da parte politica domande di lealtà ed unità ideologica per il conseguimento degli obiettivi programmatici della maggioranza. Bisogna tuttavia vedere se le istituzioni burocratiche, anch'esse ricondotte allo schema puro “amico-nemico", siano utili agli interessi delle stesse maggioranze.

Allo stesso modo in cui chi governa ha la necessità di controllare i confini dell'area occupata dalle tecnocrazie, chi amministra le istituzioni parlamentari deve poter contare su una rappresentazione su base oggettiva dei veri termini della questione

Insomma, da una parte, ancora in assenza di significativi processi riformatori dei Regolamenti parlamentari in adeguamento al sistema affermatosi con le riforme elettorali, vi è l'esigenza reale ed immediata di poter gestire una struttura totalmente non ostile, né critica, né lenta nel dare esecuzione agli indirizzi politico-parlamentari della maggioranza.

Peraltro vi è un eguale e contrario interesse dei gruppi di minoranza di poter a loro volta avere la certezza dell'attuazione piena non ostile, né critica, né lenta degli istituti regolamentari per la loro azione parlamentare.

Dall'altra parte c'è un interesse istituzionale puro che non appartiene né alla maggioranza, né alla minoranza, configurabile come preminente guarentigia democratica, che deve essere servito ben oltre il senso di appartenenza politica implicito ed esplicito degli apparati e dei loro dirigenti, ma ben all'interno dei vincoli della neutralità politica. Infine v'è un ruolo "quasi magistratuale" di amministrazione della procedura parlamentare, in una prospettiva alta di valorizzazione del rispetto delle nuove regole, anche alla luce di un possibile sindacato costituzionale delle leggi sotto la specie di un vizio auspicabilmente riferibile ad una elaboranda sezione del Regolamento sulla qualità della legge.

Come si vede, due esigenze in qualche modo contrapposte e complementari spingono verso la ricerca di un nuovo modello organizzativo. Quì, nei limiti circoscritti di un semplice annuncio di riflessione, si può solo disegnare uno schema di lavoro.

Tre nuovi aggregati strumentali al funzionamento degli istituti e delle prassi parlamentari possono essere ipotizzati: il primo, rappresentato da rafforzate strutture di supporto ai gruppi parlamentari (finalmente spinti ad essere protagonisti e non osservatori della produzione parlamentare) dovrebbe provvedere a tutto ciò che concerne documentazione e ricerca nonché a raffinare qualitativamente il loro apporto al prodotto parlamentare (qualità degli emendamenti, qualità degli atti introduttivi del controllo parlamentare e dell'iniziativa legislativa); il secondo, sotto la veste di agenzia parlamentare, con uno statuto rigidissimo sull'indipendenza dei suoi ricercatori (il modello è quello dell'agenzia per il bilancio del Congresso nordamericano), dovrebbe provvedere il Parlamento di un benchmarking istituzionale, verso il quale confrontare le singole proposte di parte, libere, ovviamente le forze politiche di assumere le proprie interpretazioni e decisioni nell'interesse dei cittadini. Non risiede forse in questo la democrazia? Le agenzie potrebbero e dovrebbero avere un collegamento permanente con l'Università italiana, della cui imparzialità (ben al di là di ciò che facilmente potrà esser detto) e neutralità dovrebbero far fede i circuiti scientifici di garanzia. All'Università peraltro, il Parlamento (risolvendo il bicameralismo almeno nelle procedure funzionali di provvista del lavoro dei ricercatori) potrebbe e dovrebbe rivolgersi direttamente, allestendo un adeguato "outsourcing" il cui contratto di riferimento tutelerebbe l'interesse istituzionale sopra quello accademico. Un tentativo, in questo senso, fu compiuto nel corso della XII legislatura, quando, si deve ritenere non era maturata una condivisa consapevolezza del cambiamento in atto. Infine, l'attuale burocrazia, anch'essa assoggettata ad un rinnovato statuto dei diritti e dei doveri, oltre ad amministrare la logistica, con l'esclusione degli apparati tecnologici, anch'essi più utilmente e convenientemente esternalizzabili, sarebbe chiamata all'altissima funzione di garanzia che è propria di chi assicura il rispetto della legge o, come in questo caso, dei regolamenti parlamentari. In tutto questo, la discrezionalità politica resterebbe intatta, anzi sì gioverebbe della migliore produttività complessiva del sistema parlamentare.

Far meglio di Malek, dunque, è possibile e desiderabile: basta sovrapporre agli interessi di parte il sovrano rispetto delle istituzioni parlamentari.